Le strade del male [Recensione]

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Disponibile su Netflix dallo scorso 16 settembre, Le strade del male è la trasposizione cinematografica del romanzo omonimo scritto da Donald Ray Pollock.

Nonostante la presenza di un cast corale composto da grandi stelle del cinema, la pellicola non sembra aver riscosso un successo di pubblico particolarmente soddisfacente.

Alla regia troviamo Antonio Campos, già tra i registi e i produttori di The Sinner, che dirige un thriller frammentato tra tre famiglie diverse ma che condividono lo stesso destino.

Non pensate che si tratti di una storia di successione di sani valori familiari, tra cui il romanticismo, perché le strade del male non potrebbe essere più lontano.

Il film infatti si districa tra i rami di tre diversi alberi e ne analizza le fratture, raccontano la miseria di vite spezzate dal dramma e dalla sorte a cui sono destinati.

Le strade del male
Tom Holland è un adulto Arvin Russell, protagonista di Le strade del male

Ad interpretare quello che potrebbe essere considerato il personaggio protagonista, anche se all’inizio è da leggere tra le righe, è uno straordinario Tom Holland che si spoglia del costume di Spiderman per dare vita ad un giovane ragazzo, Arvin Russell, che tenta di sopravvivere in un mondo di disperazione e di crudeltà.

Tutto comincia con il ritorno di Willard Russell (Bill Skarsgard, il clown protagonista di It) nel suo paese natio. La guerra l’ha cambiato ed in particolar modo il ricordo di una spiacevole esperienza che l’ha segnato nel profondo, e che niente, nemmeno una famiglia o un lavoro modesto riuscirà a guarirlo.

La vicenda, narrata dall’autore stesso del libro, s’intreccia tra tre contee: Meade, Knockemstiff e Coal Creek. Siamo nel cuore dell’America. E quelle che potrebbero essere soltanto tre piccoli puntini di un’enorme cartina geografica, in realtà sono tre cittadine che nascondono nelle rispettive viscere oscurità e desolazione. Da qui il titolo le strade del male, quelle stesse strade che dividono l’America tra violenza e vendetta.

Le strade del male
Robert Pattinson è il predicatore e il villain de Le strade del male.

È il 1957. Durante il viaggio di ritorno verso casa, Willard si ferma casualmente a Knockemstiff, una comunità di appena 400 anime che sembrano imparentate tra di loro soltanto perché condividono una triste, deprimente e disperata esistenza.

Qui Willard incontra Charlotte (Haley Benett), una cameriera che gli porge un caffè e di cui s’innamora all’istante. Nello stesso bar cupido scocca un’altra freccia: quella tra Sandy e Carl Anderson (Riley Keough e Jason Clarke) che sono invece destinati a intraprendere una lunga carriera come serial killer.

Al contempo, la giovane Helen Hatton (Mia Wasikowska) si innamora del predicatore Roy Laferty (Harry Melling).

Alcune stelle del cinema sono soltanto delle comparse, discorso che vale per la stessa Wasikowska e anche per Sebastian Stan, questo perché il film ha la pretesa di raccontare nei dettagli, forse troppo, una storia particolarmente ricca di significati e alcuni ruoli finiscono per essere un surplus, così come la sceneggiatura che a volte appare distante dalle argomentazioni.

Il titolo originale, The Devil All the Time, rende molto di più il messaggio che il regista intende far arrivare allo spettatore rispetto a Le strade del male.

Ogni personaggio si vede costretto appunto a combattere il male di vivere ogni giorno. Il diavolo, nella sua unicità, è una presenza costante per tutta la durata del film. Al contrario invece del suo opposto, la religione e quindi la fede in un’entità superiore, che viene piegata a seconda delle convinzioni radicate nella coscienza del ruolo che interpretano.

Esempio emblematico è quello del Reverendo, un uomo malvagio, volgare e con un grande potere persuasivo nella sua dialettica, in grado di sfamare l’ignoranza delle persone che lo ascoltano con promesse banali e vuote.

L’unico aspetto da apprezzare di questo personaggio è il suo interprete. Robert Pattinson che si conferma ancora una volta un attore dotato di una versatilità strabiliante. Qui esprime al meglio una drammaticità ineffabile, senza poi dimenticare la sua performance in Tenet, dove ha colpito nel segno dimostrandosi l’attore più graffiante ed incisivo, oscurando il resto del cast che comunque non era da poco.

Per di più prossimamente sarà al cinema con The Batman, e scommetto che la sua interpretazione dell’eroe mascherato senza macchia e senza paura sarà l’ennesima sorpresa.

“Certe persone nascono solo per essere sepolte”.

Tagline azzeccato per Le strade del male, una tragedia quasi contemporanea, una storia dove nessuno è innocente. L’unico a salvarsi è il narratore, estraneo appunto agli eventi, che riesce in maniera impeccabile a descrivere i personaggi frutto della sua mente senza giudicarli, persino con un pizzico di compassione e di amore.

Tamara Santoro
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